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Apple Ipad? I believe!

febbraio 13, 2010

E’ un dato di fatto.

La presentazione del nuovo giocattolo da parte di Steve Jobs,  annunciata in pompa magna e ricca di attese ed aspettative, ha generato sostanzialmente due schieramenti tra gli osservatori del mondo ICT:

  1. I detrattori o forse meglio i delusi, che portano motivazioni tecniche sul “cosa manca” all’Ipad, cioè multitasking, webcam, usb, una apertura verso flash, eccetera, ed alcune scelte della casa di Cupertino, quali il display lcd al posto di una soluzione energy saving quale la tecnologia led;
  2. I sostenitori “a prescindere”, che indipendentemente dalla oggettiva immaturità del prodotto, intravedono una rotta, una nuova direzione, un modello di business basato su applicazioni centralizzate, un nuovo oggetto di culto e di consumo dei contenuti, l’opportunità di sviluppare software con nuovi criteri di user experience.

E’ del tutto evidente dal titolo che ho scelto per questo post che mi schiero in questa seconda categoria e non posso nascondere la mia personale ammirazione nei confronti dei prodotti di Apple ed una fiducia incondizionata, che risale agli anni ’80, quando gli Steve’s erano 2, Jobs e Wozniak. Lo “sweet16”, software scritto da WoZ ai tempi dell’Apple II,  è stato oggetto di notti insonni per cercare di comprenderne la genialità…ma torniamo all’Ipad ed a ciò che lo circonda.

Apple sembra ritenere che il modello di business dell’ application store e di iTunes, sia un modello vincente e con iPad  è riproposto attraverso il neonato canale iBook. Il marketplace applicativo centralizzato rappresenta un trend nel quale anche Google ha manifestato recentemente un forte interesse.

Ma perchè tanto interesse nel creare un mercato proprio per la distribuzione (o il consumo) delle applicazioni ? Quale è la correlazione tra le caratteristiche fisiche dell’oggetto ed il mercato del software?

Mi sono fatto una opinione: date le caratteristiche più o meno innovative di una periferica che sia Ipad o uno schermo con Ms Surface o il Google phone con Android , è l’uso, l’impiego e lo sfruttamento intelligente di tali carattistiche, a fare la “vera” differenza. La piattaforma WII, per esempio, è esplosa nel mercato consumer grazie al Wiimote ed alle applicazioni  che interpretano l’accelerometro e lo giroscopio interni, a rendere reale ed eccitante l’esperienza utente. In quanto a user experience, l’Iphone e l’iPod Touch hanno introdotto un nuovo standard di riferimento con il multitouch. Amazon si è comprata Touchco, per difendere il suo  ebook reader Kindle dalla corazzata Apple, comprendendo che ormai gli utenti considerano il multitouch come una commodity.

Piccola digressione: l’ “augmented reality”, altro tema che suscita sfrenate fantasie nei geeks, adotta semplici caratteristiche fisiche, opportunamente integrate e gestite dal software, per creare esperienze straordinarie. E per chi è curioso, o vuole approfondire il tema, consiglio questo video ormai datato:

http://www.youtube.com/watch?v=0h-RhyopUmc

E’ il software. E’ questo il punto, come sempre. Ecco perchè credo nell’iPad e nei prevedibili cloni di altri protagonisi, non certo in questa veste ancora acerba, ma in ciò che l’idea dello strumento promette, le potenzialità: le nuove applicazioni ed una nuova esperienza utente a costi accettabili per il mercato al  quale sono rivolte. Saranno le applicazioni a determinarne il successo ed ovviamente dovranno essere disponibili al maggior numero di utenti (clienti) possibili. Ciò giustifica il marketplace, l’application store. Chi domina il mercato è il centro di distribuzione, il luogo dove i consumatori possono trovare la più ampia offerta.

Chissà, forse vedremo anche, come nella realtà “vera”, nascere degli outlet virtuali per le applicazioni “fuori stagione” a prezzi scontati.

Stay Tuned!

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