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Elaborazioni

novembre 28, 2008

I riflettori mediatici si sono oramai spenti sulla vicenda che ha coinvolto il crollo del soffitto omicida nel Liceo Darwin di Rivoli, sabato scorso.

Il dolore e lo shock subìti sono metabolizzati in tempi diversi, a seconda del diretto coinvolgimento e della sensibilità di ognuno.

Stefano, il più piccolo della mia famiglia, ha voluto, o meglio, “ha sentito di dover” scrivere una poesia per allentare la stretta allo stomaco, per esprimere il suo stato d’animo e per rendere omaggio a chi, in quella scuola, è stato meno fortunato.

La poesia è stata pubblicata oggi 28 novembre sul sito Poetare, ecco il link: Poetare

Invito tutti ad una attenta lettura ed a tenere in considerazione che Stefano ha 15 anni.

Giovanni.

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Liceo Scientifico “C. Darwin” Rivoli – 22/11/2008

novembre 23, 2008

22.11.2008, sabato, ore 11:15.

Ricevo una telefonata da mio figlio Stefano. Frequenta la 3a classe al liceo Darwin di Rivoli. Mi dice che è successo qualcosa, sembra sia crollato un muro in una classe, stanno uscendo tutti dalla scuola. Mi chiede se possiamo andarlo a prendere.

Ore 11:30, questa volta la telefonata è di Diego, studente al 5 anno. Stesso liceo. Diego mi spiega che la situazione è grave; la scuola è stata evacuata, ci sono i vigili del fuoco e l’elisoccorso. Diego era in palestra, ora di ginnastica, lo zainetto con se, alcuni suoi compagni riescono a recuperare la sua giacca dalla classe. La mattina è fredda, anche se il vento della notte è finalmente calato. Nulla a confronto dei brividi nel veder passare alcuni amici sulle barelle e portati verso le numerose ambulanze, fuori nel parcheggio.

Gira voce tra gli studenti che c’è un codice rosso. Si tratta di Vito. Ecco il perchè dell’elicottero.

E’ mia moglie a raggiungere i nostri ragazzi a scuola, mentre in costante contatto telefonico cerco notizie in rete ed in tv. Poco dopo le 12 è l’ansa a dare la prima notizia. Un ragazzo è morto, non dicono il nome ma sappiamo già che si tratta di Vito Scafidi e che ci sono altri ragazzi in gravi condizioni.

Pianezza è una piccola cittadina di provincia, ci si conosce quasi tutti. Diego, 18 anni, alle medie era in classe con Paola, la sorella maggiore di Vito. L’angoscia ed il dolore si fanno strada con il passare delle ore.

E’ inevitabile, da genitore, mettermi nei panni della famiglia che ha perso un figlio in un modo assurdo, mentre era a lezione a scuola. I telegiornali riprendono la notizia, mentre mi preoccupo di avvisare tutti i parenti che Diego e Stefano stanno bene e sono a casa.

In rete, su un sito,  compaiono le iniziali dei ragazzi feriti e della vittima. I miei figli prendono l’annuario scolastico e risalgono facilmente ai volti degli amici; magari non si frequentavano direttamente, forse solo un ciao o un sguardo durante l’intervallo, ma li riconoscono subito.

Oggi, domenica 23 novembre, scrivo con rabbia. E’ il mio modo di esorcizzare lo stato d’animo. La politica parla di tragica fatalità, che nulla lasciava presagire la tragedia, ma resta un fatto: non si può morire in una scuola, durante una lezione.

Chiedo che siano resi pubblici su internet, per ogni scuola di ordine e grado, i certificati di sicurezza statica, i dati relativi alla manutenzione degli impianti ed il benestare da parte delle autorità competenti perchè ogni istituto sia considerato agibile dagli studenti.

Esprimo a nome mio e della mia famiglia il più sincero cordoglio alla famiglia Scafidi.

Giovanni Budicin